Psicoterapia e psicofarmaci “per me pari sono”.

24 Settembre 2009

Un articolo su LA STAMPA.it mostra di lodare la psicoterapia in quanto provocherebbe “modificazioni biologiche simili a quelle dei farmaci“. Ma alla fine della storia, il suggerimento latente è di comprare le pillole invece di occuparsi delle proprie emozioni.

- Essere o benessere?

Essere o benessere?

La psicoterapia cambia il cervello - di Andrea Rossi
Aree attivate e spente. Sul lettino modificazioni biologiche simili a quelle dei farmaci. La risonanza magnetica riabilita gli eredi di Freud: “Una svolta che cambierà il modo di concepire la malattia”

Ricorrono a distanza di tempo, nella pubblicistica diffusa, trattazioni divulgative destinate ad affermare che gli psicofarmaci e la psicoterapia hanno gli stessi effetti. Sono convinto che il lettore medio, distratto, poco introdotto, riterrà che tali informazioni abbiano valore scientifico; ma in una persona curiosa e che se ne interessi con attenzione, qualche dubbio lo destano. Perchè sono ormai troppo numerose le occasioni in cui l’asserzione è sostenuta e, immancabilmente, dimostrata da considerazioni apparentemente dotte e sempre nuove.

In questa, fa pensare innanzitutto il riferimento ormai banale al “lettino” e a Freud, icone stereotipe della psicoterapia di consumo, e secondariamente certe premesse dotate di conseguenze che non richiedono dimostrazione. Una per tutte: la psicoterapia “è in grado di modificare l’attivazione di aree specifiche cerebrali” alla quale segue “permettendo all’individuo di gestire meglio le emozioni negative: dall’ansia alle paure.” che banalmente può essere detto di qualunque forma di esercitazione o addestramento ad attività critiche, come ad es. il nuoto e il paracadutismo.

Non credo che la psicoterapia possa essere considerata un genere di addestramento, e sebbene riconosca un esito ‘anche’ formativo agli esercizi di ‘training’ della CRT (Cognitive Remediation Therapy, che nell’articolo è esplicitamente citata come procedimento efficace al pari degli psicofarmaci), tuttavia ho qualche riserva per la mancanza di riferimenti al metodo, alla casistica e soprattutto ai tempi - il numero di ’sedute’ - che consentono di realizzare e constatare il successo terapeutico così ben confrontabile.

- La psicoterapia e gli psicofarmaci sono dunque efficacì?
- Sì, certamente.
Aspettiamo ancora però la dimostrazione rigorosa - in una pubblicazione dal valore scientifico più concreto che gli atti di troppe migliaia di convegni ad hoc - che le rispettive efficacie sono confrontabili, e quanto, attraverso una trattazione che risponda alle sofisticate esigenze popperiane, e cioè definisca termini entro i quali è vero, ciò che vi si afferma, e oltre i quali è falso.
Nell’articolo tale indispensabile necessità non è soddisfatta e pertanto, a mio parere, esso mentre mostra di riconoscere un valore alla psicoterapia, tende solo a ribadire  l’efficacia dello psicofarmaco che - nel contesto consumistico - viene indicato comunque quale rimedio benefico principale, essendo notoriamente facile da assumere, di rapido effetto e, soprattutto, economico.
Sugli effetti sistemici collaterali, nulla. Nulla riguardo allo stigma sociale del ’soggetto psichiatrico’, e nulla sulla dipendenza perpetua dalla benefica panacea.

Più che andare in soccorso degli “eredi di Freud da riabilitare”, sembra dunque che tale scritto tenda ad allinearsi e a sostenere l’economia montante delle industrie farmaceutiche: una pillola e passa la paura.
“Così fan tutte.”

Fonti:
La psicoterapia cambia il cervello
- Andrea Rossi su LA STAMPA.it

Dipendenza da internet: Radio Colonia intervista il Dott. Dell’Anna

17 Settembre 2009

Sempre più ragazzi sono "internet-dipendenti"

Sempre più ragazzi sono "internet-dipendenti"

Il problema della dipendenza psicologica da internet è molto sentito in Germania, paese che di recente ha vissuto la tragedia di una strage scolastica messa in atto da un ex studente in cura psichiatrica; il giovane assassino, poche ore prima, aveva preannunciato il suo gesto on-line.
È verosimile che nessuno dei frequentatori della chat avesse preso sul serio l’annuncio, e ciò sta a indicare fino a qual punto venga sottovalutato l’ambiente virtuale, e come esso possa essere invece promotore di dinamiche distruttive che quando sconfinano nel mondo reale hanno effetti devastanti.

In relazione a ciò, Radio Colonia - la più importante emittente tedesca in lingua italiana - m’ha cercato per propormi una breve intervista (che si può ascoltare dal link qui di seguito) sul problema delle nuove dipendenze, la loro incidenza nelle situazioni di malessere e i loro effetti sullo sviluppo psichico nell’infanzia e nella giovinezza.

Fonti:
FUNKHAUSEUROPA.de

Intervista e articolo Allarme dipendenza da internet di Enzo Savignano:

Psicologia e Intelligenza: non siamo animali, noi?

11 Settembre 2009

- Chi, io?


Giorgio Vallortigara
, Etologo, Direttore del Laboratorio di cognizione animale e neuroscienze comparate all’Università di Trieste, dove si occupa di ricerche sulle basi neurologiche dei processi cognitivi, così scrive su La Stampa :

Non c’è bisogno delle parole
Dai corvi alle scimmie molti animali si rivelano più intelligenti di noi

La natura precisa della relazione tra parole e pensieri è in larga misura ignota - afferma lo studioso - gli animali, pur comunicando tra loro in modo sofisticato, non hanno nulla di analogo al linguaggio verbale. Eppure fanno cose complicate, come i pulcini appena nati che sanno fare aritmetica elementare; ci sono animali capaci di memorizzare e compiere semplici operazioni sul numero di oggetti senza capacità linguistiche né parole per designare i numeri.

Senza togliere alcunchè, ai pregi e alle prospettive della ricerca sull’intelligenza animale, ho l’impressione che stavolta il ricercatore si sia lasciato prendere la mano e abbia lasciato sciolte le briglie della passione e della fantasia.
Egli dice: “il numero di neuroni è limitato, se lo si impegna per sviluppare certe abilità, forse lo si sottrae allo sviluppo di altre abilità.“, ebbene il numero ‘limitato’ consiste pur sempre di quel centinaio di miliardi (miliardo più e miliardo meno) che consente di sviluppare moltissime abilità… all’uomo. Sarà eventualmente il cervello animale ad avere un problema di numero, se tale problema c’è davvero; l’elefante, ad esempio, nel cui cervello si trova un numero di neuroni forse dieci volte superiore a quello umano, non ha costruito alcuna intelligente tecnologia.
Ancora: “forse la possibilità di svolgere un particolare compito come lo scimpanzé è il prezzo da pagare per avere la parola.“, anche qui l’estensore non considera che, se vi è un modo solo di fare una cosa, tutti la faranno in tal modo; ma se ci sono numerosi modi, ogni soggetto potrà scegliere come farla in base a un indispensabile fenomeno di adattamento ambientale chiamato ‘educazione’. Infatti i bambini allevati da animali hanno avuto la necessità di adattarsi alle modalità della specie allevante. Forse allora dal “forse perché certe capacità logiche sono importanti nei contesti sociali” occorre togliere il ‘forse’.
Infine se “ciò che il linguaggio ci ha dato, al prezzo di qualcosa che forse ci ha tolto.” fosse dimostrato, il fatto andrebbe attribuito a fenomeni di progressivo adattamento, come si riscontrano nella postura eretta e nel pollice opponibile, che hanno comportato modificazioni muscolo-scheletriche con evidente sacrificio di precedenti conformazioni.

Per concludere, quei quattro ‘forse‘, a mio parere sono troppi sotto a un titolo così potentemente assertivo.
Lo stesso Dott.Vallortigara, non avrebbe potuto compiere i suoi studi, ne condurre le sue ricerche e tantomeno scrivere l’articolo in questione, se nella plurimillenaria evoluzione, tra le specie animali non ne fosse emersa una dotata di linguaggio, parola, comunicazione sociale.
Questa nostra specie, così psicologicamente ‘animale’.

Fonti:
La Stampa
Non c’è bisogno delle parole - Dai corvi alle scimmie molti animali si rivelano più intelligenti di noi di Giorgio Vallortigara