Il primo approccio alla relazione d’aiuto è spesso problematico per chi sente di “stare male“. Per quanto sia diffusa la cultura della prevenzione, il ricorso allo psicoterapeuta è molto spesso tardivo. Una forma di repulsione, umanissima, ostacola chi ha bisogno di un consiglio, sostegno o psicoterapia, e ciò fa sì che la persona resti a lungo con i propri problemi, e tenti di tutto pur di non parlarne con una persona estranea.
Sul Corriere della Sera si legge di una nuova prospettiva per il futuro rapporto tra la Società e la Psicologia che, attraverso la rete, può raggiungere chi ha bisogno d’aiuto, di sostegno, d’incoraggiamento, ovunque egli si trovi.
Smettere di fumare, perdere peso, ridurre l’alcol: l’aiuto è sul web
Efficace e sempre più utilizzato l’auto-aiuto sul web: nessun contatto col terapista, ma i benefici superano gli svantaggi.
Curare la dipendenza dalle sigarette o riuscire finalmente a dimagrire, prevenire la depressione post-partum o imparare come gestire il diabete. Questo e altro si può fare oggi con programmi di auto-aiuto online: il terapista non c’è, il programma è abbastanza standard per tutti, ma i fautori sostengono che funzioni. [leggi tutto l'articolo]
Prima di questa, l’interazione psicoterapeutica mediata da strumenti informatici ha già avuto diverse applicazioni sperimentali; la fredda distanza di un rapporto anonimo, basato sulla tecnologia, sembra produrre risultati incoraggianti, dando alle persone un iniziale supporto psicologico, aiutandole a pensare di potersi affidare e a rompere il ghiaccio, soprattutto nei casi di resistenza al contatto personale.



È una problematica fondamentalmente materna, ed è giusto tornare a occuparsene, subito dopo aver rilevato che
La depressione post partum è molto conosciuta quale sindrome depressiva che colpisce le madri dopo la nascita di un figlio; spesso fin dalle prime ore. Non tutti sanno che tale complesso di sintomi depressivi può colpire in modo simile anche il padre di un neonato, con conseguenze sullo sviluppo psichico del bambino.
È difficile, tuttavia, spiegare razionalmente le ragioni di questa importanza ed esplorarne le possibilità di utilizzo. È quanto fanno, partendo da diverse prospettive concettuali, gli scritti raccolti in questo volume. In “Dodici buoni motivi per raccontare o leggere storie ai bambini” Paolo Roccato spiega con chiarezza le possibili funzioni formative e pedagogiche del racconto di una fiaba. Alba Marcoli nel secondo capitolo (Come riaprire la comunicazione genitori-figli attraverso la fiaba) propone di utilizzare le fiabe per sensibilizzare genitori ed educatori ai bisogni che sottostanno al disagio dei piccoli. In “Fiabe e piani di vita” Agnés Le Guernic chiarisce che le fiabe introducono i bambini nei vari ruoli della vita sociale e li aiutano a formarsi “piani di vita psicologici” utili per la crescita. Infine Stephen Roberts affronta il problema di quale possa essere l’eredità della fiaba nel nostro mondo contemporaneo dominato dai mass media, e si chiede: “Sono i film di Hollywood le nuove fiabe?”


Eppure il preservativo non è che un accessorio; un prodotto sanitario di profilassi; profilattico appunto, destinato a preservare (appunto) dall’infezione che si può diffondere attraverso il rapporto sessuale.