Anoressia

È un grave disturbo del comportamento alimentare, e prevale nelle ragazze in rapporto di 10 a 1 rispetto ai ragazzi. Di norma i primi segnali si hanno intorno ai 13 anni ed il ricorso allo psicologo avviene tra i 15 e i 18 ma può arrivare oltre i 25.

Il quadro clinico è caratteristico.

Si tratta di una patologia sostanzialmente endogena – cioè fondata su processi psichici profondi e complessi – ma, di norma, per la famiglia e la cerchia sociale, la causa va ricercata in eventi immediati, come una bocciatura, una delusione d’amore, traumi o frustrazioni di una certa gravità.
Ha inizio sempre col desiderio di perdere peso, per avere una figura più snella, e di solito con l’approvazione dalla famiglia, nella quale non di rado c’è stato un problema di obesità infantile o adolescenziale.

Nella prima fase si ha un ricavo di soddisfazione nel dimagrimento che può assumere il valore di una conquista e promuovere un più rigoroso ricorso al controllo alimentare; spessissimo quale sfida.
Dopo un periodo iniziale più moderato, la deprivazione alimentare diventa persistente e vessatoria, assumendo i connotati dell’anoressia grave e minacciando danni – spesso evidenti e sempre sottovalutati – a carico di importanti funzioni psicofisiologiche e metaboliche: sonnolenza, disattenzione, astenia, irritabilità; il crescente squilibrio ormonale, nella ragazza, da poi luogo ad amenorrea secondaria, collegandosi a un ostinato diniego della maturazione puberale dell’adolescente che ostenta disinteresse per ogni fenomeno della sessualità.
All’inizio, quando la sensazione di fame è intollerabile, possono verificarsi fenomeni di bulimia con frenetica assunzione di qualunque genere di cibo anche in grande quantità; il vissuto di vergogna e la paura di tornare grassa induce la persona sofferente a vuotare lo stomaco e l’intestino con diversi espedienti: procurandosi il vomito, assumendo lassativi, praticandosi clisteri al fine di mantenere il controllo del proprio corpo.

La perdita di peso può raggiungere il 30% e perfino il 50% del peso iniziale, ma tra i sintomi psicologici caratteristici vi è la negazione, prima, e quindi la perdita della consapevolezza di se e della percezione del proprio dimagrimento, sostituita da un’asserita obesità per la quale qualunque perdita di peso resta insoddisfacente al limite dell’assurdo.
Allo stesso scopo è finalizzata l’iperattività fisica competitiva – ginnastica, corsa, lunghe passeggiate o nuotate – e quella intellettuale finalizzata soprattutto al successo ideologico del proprio voler dimagrire nei confronti di quanti mostrano preoccupazione e argomentano a favore di una dieta equilibrata.